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In questi giorni qui a Castellammare c’è stato un fiume in piena di commenti su Sergio Mattarella: tutti lo conoscono. Tutti lo hanno sfiorato. Tutti hanno preso un caffè con lui. Tutti sono direttamente o indirettamente suoi parenti cognati, cugini, amici, conoscenti. Tutti conoscono i figli, i nipoti e anche i suoi amici. Tutti hanno qualche cosa da dire. “Un’intera città che parla di Sergio, di Sergiuzzu, del caro Sergio, dell’amico Sergio, del signor Sergio, del dottor Sergio, dell’onorevole Sergio e, infine, del Presidente Sergio”. Tutti siamo orgogliosi di avere un Presidente della Repubblica un poco o un poco tanto castellammarese, e lo abbiamo dimostrato con una diretta giuramento in aula consiliare, con festeggiamenti e battimani e oggi con un consiglio straordinario in suo onore. Siamo tutti orgogliosi ma quanti sono quelli fra questi tutti che oggi, veramente, rispettano il Presidente e il suo stile di uomo riservato, di siciliano discreto e silenzioso?

Riservato ma chiaro nelle sue prese di posizione, Sergio Mattarella nella sua storia politica non si è mai concesso con facilità ad interviste e televisioni, ma più volte, in diversi momenti importanti degli ultimi vent’anni della nostra storia, ha preso decisioni che l’hanno sempre caratterizzato come uomo di progresso e di grande rigore morale.

Nel 1993, in piena Tangentopoli, è lui uno dei promotori della nuova Dc. All’Assemblea Costituente del suo partito tiene, il 26 luglio 1993, una relazione sul rinnovamento e sulla questione morale. La risposta è una nota durissima di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella: “E’ inaccettabile il tono manicheo, inquisitorio e arrogante di Mattarella”. Ma lui non raccoglie e replica: “E’ una cosa così bassa che non merita risposta”.

E’ questo lo stile di Sregio Mattarella: nessuna rissa nei talk show, nessuna presenza televisiva, pochissime foto recenti: Sergio Mattarella è lontanissimo dalla politica di oggi. Il suo silenzio è più forte di tante meschinità, la sua assenza da sola riscatta l’ansia di visibilità di una classe dirigente inutile.

Non è il siciliano esplosivo, ma un arbitro garbato, un’eccezione per la nostra Regione che ci ha sempre consegnato personaggi eccessivi, politici da grasse risate e da baci e bacetti. Sergio Mattarella no, lui “non si vede” nell’epoca del parlamentare che vuole apparire a tutti i costi.

Sergio Mattarella nel suo discorso di insediamento ha detto delle cose che qui vogliamo sottolineare giusto per ricordare che dietro ad una Castellammare in festa per l’elezione del nuovo Presidente un poco – o un poco tanto – castellammarese ci sono delle questioni che ci riguardano tutti e che richiedono attenzione, impegno, serietà, fatti e non parole.

Le sue prime parole sono state per noi, per noi cittadini italiani in difficoltà, colpiti da una crisi economica che ha generato nuove ingiustizie, nuove povertà, nuova emarginazione e solitudine. Ha parlato delle difficoltà in cui versano le piccole medie e grandi imprese, del lavoro che manca e di diritti e servizi sociali fondamentali non più garantiti.

Ha parlato di energie inespresse, dei giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito.

Ha parlato della necessità di una Pubblica Amministrazione rinnovata, tecnologica, digitale, sensibile, partecipata, trasparente, semplice e coerente.

Ha parlato di politica intesa come servizio al bene comune e della democrazia come di una conquista mai definitiva, ma da inverare continuamente e ha sottolineato la priorità dell’approvazione di una nuova legge elettorale.

Ha parlato di Costituzione, di unità nazionale, di diritto allo studio, al lavoro e al futuro, di cultura diffusa, di ricerca e di eccellenza, di divario digitale, di beni ambientali e artistici. Ha parlato di pace, dei diritti delle persone, di tutte le persone, di servizi, di giustizia, di sicurezza, dei diritti di cittadinanza e ha parlato di immigrazione, tolleranza e convivenza. Ha parlato di patto sociale, di eguaglianza, di dignità sociale e di libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale economica, personale e affettiva. Ha parlato di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale. Ha detto che le riforme istituzionali, economiche e sociali devono essere fatte per dare risposte efficaci alla nostra comunità.

E ha parlato di legalità. Ha detto che la lotta alla mafia e la lotta alla corruzione sono priorità assolute. Ha sottolineato che la corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile, che divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini, che impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato, che favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci. Ha ricordato le parole del Papa che ha definito i corrotti: «Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini». Ha detto che la mafia è un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti. E ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha detto anche che per sconfiggere la mafia non bastano gli eroi, c’è bisogno invece di una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.

Piersanti Mattarella e suo fratello Sergio hanno avuto il coraggio di guardare da vicino, negli occhi, la mafia e tutta l’area politica, burocratica e imprenditoriale collusa con essa. L’hanno studiata per riuscire ad individuare i punti deboli, per capire dove e come colpirla per indebolirne il potere. Hanno atteso pazientemente il momento giusto per attaccare e quando hanno attaccato, hanno fatto davvero male a Cosa Nostra e a tutta l’area grigia intorno. E hanno avuto la forza e il rigore morale di non mescolarsi mai con quegli ambienti così sporchi e così vicini. E ne hanno pagato il prezzo più alto.

E noi? Noi castellammaresi che continuiamo a parlare dell’amico/parente/conoscente Sergio Mattarella, che lo festeggiamo con diretta giuramento in aula consiliare, con battimani, con interviste e foto accanto e davanti a targhe, mezzibusti, e lapidi di famiglia e oggi con un consiglio straordinario in suo onore, siamo sicuri di avere avuto il coraggio e la forza, come li hanno sempre avutiPiersanti e Sergio Mattarella, di resistere alle sirene o alle minacce di Cosa Nostra e dei suoi alleati? Siamo certi di non essere mai scesi a patti e compromessi con le varie mafie che ci circondano? Siamo certi di riuscire a lavorare seriamente e concretamente – ogni giorno – per quanto evidenziato dal Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso, al di là delle parole, al di là dei proclami, al di là dei festeggiamenti?

Ciò che distingue gli Uomini dagli ominicchi non sono le parole, né le manifestazioni con la parola “legalità” appiccicata a qualsiasi cosa – purché si veda bene chi l’ha scritta – e neppure le commemorazioni un tanto al chilo una volta l’anno. Ciò che distingue gli Uomini dagli ominicchi è la loro condotta morale limpida e incorruttibile; sono le azioni concrete, anche se invisibili ai più, che puntano al benessere sociale e alla giustizia sociale; è l’esercizio della Politica democratica, quella vera che mira al progresso di tutti e non all’arricchimento di pochi, esercitata da qualsiasi posizione sociale e da qualsiasi scranno pubblico o privato, ricoprendo ruoli di responsabilità istituzionale o semplicemente nel volontariato.

C’è ancora tanto da fare, qui a Castellammare e al di là dei festeggiamenti in suo onore, Presidente Mattarella, ci piacerebbe lavorare affinché fosse Lei ad essere orgoglioso di noi castellammaresi!

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